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La parola ai taxisti...

Marco Cavicchioli avatar Martedì 4 Luglio 2006, 18:44 in Interviste, Politica Italiana di Marco Cavicchioli

AssotaxilogoRicevo e pubblico volentieri questo intervento del presidente di AssoTaxi,  Corrado Fanelli. Ci sono alcuni spunti di riflessione molto interessanti su cui avremo modo di ritornare.

Sappiamo veramente cosa ne pensa il governo (a proposito della liberalizzazione)? E' veramente la necessità di rendere più liberi i mercati che ispira le sue azioni?

Faccio un breve quadro di come la cosa abbia funzionato fino a oggi: ogni comune, se vuole, può emettere licenze di taxi, può assegnarle a chi vuole, sebbene su concorso ma con modalità a sua discrezione, ne stabilisce le modalità operative, cioè gli orari, gli stazionamenti, le tariffe. Prima dell'unificazione al bianco decideva pure il colore del veicolo, e prima ancora anche il colore del cappello dell'autista (giuro che è vero), stabilisce anche che tipologia di vettura bisogna usare e se montare il tassametro oppure no e se dotare i parcheggi di telefono o no, quindi ogni comune d'Italia fa a modo suo, una vera Babele.

Ora voglio domandarvi: chi è che detiene il monopolio del mercato del trasporto taxi? Non sforzatevi, vi do la soluzione: i taxisti di sicuro NO, è saldamente nelle mani delle Amministrazioni Comunali, che scaricano la loro incompetenza sull'ultimo anello della catena, accusando tutta la categoria, indistintamente dell'inefficenza del sistema.

Esempio: a Roma le postazioni telefoniche dei parcheggi sono sfasciate e obsolete da almeno 20 anni (venti), è stato presentato un nuovo modello (noto in gergo come "er siluro giallo") per i mondiali del 1990, circa 10 istallati (che non hanno mai funzionato), a fronte di almeno 150 necessari (di questi i taxisti hanno sempre pagato il canone annuale, anche se non funzionanti), ora nell'anno di grazia 2006 si stanno istallando alcune decine di un nuovo modello di telefono, "a banana verde". Funzioneranno? Se si volesse davvero liberalizzare il mercato, e su questo non do alcun tipo di giudizio, non bisognerebbe togliere questo potere smisurato ai comuni, che dovrebbero limitarsi alla sola sorveglianza del rispetto delle regole?

Un altro esempio: AssoTaxi già da 5 anni ha promosso e seguito in ogni fase un servizio su prenotazione, da e per gli aeroporti, a prezzi fissi e contenuti (Roma centro Fiumicino o viceversa 36 euro "tutto compreso") stipulando in nome e per conto dei taxisti associati delle convenzioni direttamente con i singoli clienti (ad oggi circa 35.000). Non è concorrenza questa? Non vi sembra un buon modo di interagire con il mercato? Ebbene dal 1 luglio il direttore dell'aeroporto su pressione di soc. di noleggio operanti in aerostazione a vietato a tutti i 6000 taxi romani (anche ai radiotaxi) di prelevare clienti su prenotazione, adducendo le solite argomentazioni di moralizzazione del servizio. Così per ostacolare un centinaio di abusivi si impedisce all'intera categoria di servire i propri clienti, ma il paradosso è che questi pagheranno di più, almeno da 40 euro in su.

L'intero quadro della situazione è molto complesso e vi potrei fare altre decine di esempi che violano il principio della libertà d'impresa, e non mancherò di tentare di riassumervi il tutto quanto prima. Per il momento i punti maggiormente negativi del pseudo-riforma Bersani li si può trovare anche sul ns. sito (www.assotaxi.it).

Ultima considerazione: se un'intera categoria (circa 50.000 operatori) si solleva, a volte anche in modo disordinato, si può almeno supporre che abbiano dei buoni motivi? O dobbiamo credere che abbiano un DNA diverso dal normale? In fondo taxisti si può diventare, ma nessuno ci nasce.

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08 Apr 2007
alle 16:48

Marco Mercatelli

Volevo fare un piccolo appunto: Non si può uniformare il servizio taxi, perchè Roma non è Firenze e nemmeno Bitonto. ogni luogo ha le sue esigenze e i sui problemi.

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